Chiacchierando con Folco Quilici

Profondo conoscitore delle Cinque Terre, che frequenta sin dall'infanzia, il noto giornalista e divulgatore naturalista ha rilasciato un'intervista alla nostra redazione in occasione dello speciale sul Parco uscito con il primo numero della rivista Marco Polo.

altro/quilici_m.jpg

La prima volta alle Cinque Terre e l'ultima
Alla fine degli anni 30, a causa dei rigidi inverni ferraresi, mi trasferivo per alcuni mesi a Levanto a casa dello zio Amanzio, medico curato in questo borgo. I miei soggiorni sulla costa ligure si sono interrotti a causa della guerra e solo nel '45 vi sono potuto tornare. Ansioso di rivedere il mare, nel luglio di quell'anno, ho percorso i 350 km, che dividono Levanto dal bergamasco dov'ero sfollato, e armato di pinne e occhialini è iniziata la mia scoperta dei fondali. Una delle prime immersioni è stata proprio a Punta Gatta, oggi limite occidentale della zona A dell'Area Marina Protetta.

Il ricordo più bello al Parco
Tra i tanti sicuramente il ricordo più bello è quello del periodo passato nel 2007 alle Cinque Terre insieme a Luca Tamagnini per la realizzazione del libro “Cinque Terre – Area Marina Protetta” Edizione Speciale per il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio. Indimenticabile un pranzo nella splendida cornice del bar ristorante Via dell'Amore.

Quilici e la foto: come nasce il connubio.
Mia madre era una pittrice ma amava anche la fotografia, ed è proprio con la sua macchina fotografica che ho fatto i primi scatti.  Finita la guerra, costruendomi un custodia apposita, ho iniziato ad interessarmi alle immagini subacquee: un settore che mi affascinava e, all'epoca, d'avanguardia.
In seguito sono passato alla terra ferma, dove vi sono altrettante bellezze da scoprire. La  mia passione mi ha portato ad avere un archivio, consultabile, con quasi un milione di foto, oggi custodito presso i Fratelli Alinari ( http://www.alinari.it ).

La sua lunga carriera ha visto numerosi e prestigiosi riconoscimenti: dall'Orso d'argento al Festival di Berlino per Ultimo Paradiso, al Premio Speciale al Festival di Taormina per Oceano, alla  nomination all'Oscar per Toscana (uno dei quattordici film de l'Italia dal Cielo alla quale hanno collaborato nomi di massimo prestigio come Calvino, Sciascia, Silone, Praz, Piovene, Comisso). È questo il lavoro che ha sempre voluto fare?
Si, assolutamente. Sono cresciuto tra immagini e carte, mia madre pittrice e mio padre giornalista, e da sempre volevo che diventassero il mio mestiere.
I numeri di Rivista Ferrara, da loro edita e con in copertina i dipinti di mia madre, ancora oggi sono oggetti da collezione preziosi e molto ricercati.

Negli ultimi vent'anni come ha visto il progresso delle coste italiane sia sopra che sotto il mare? C'è stato un aumento della sensibilità da parte dell'amministrazione o meno?
In alcune zone ci sono stati sicuramente sforzi tangibili e reali, in altre meno. Oggi la costa italiana è a macchia di leopardo: abbiamo zone protette, come la vostra, dove la flora e la fauna marina ha potuto rigenerarsi e creare nuovamente un microcosmo ricco di specie; altre invece dove la pesca selvaggia, in particolare a strascico, ha rovinato e sta ancora rovinando i fondali.
Possibile cura potrebbero essere la creazione di altre zone protette, oltre le 20 esistenti, che porterebbero ad una conseguente regolamentazione delle attività potenzialmente dannose per l'ambiente. Basti pensare che, in zone non protette, l'80% del pescato viene ributtato in mare.

Un consiglio per il Parco delle Cinque Terre
Continuare così! È difficile trovare un meta turistica da un milione di visitatori l'anno che riesce mantenere la propria identità, voi ci siete riusciti.

Il sito uffiale di Folco Quilici www.folcoquilici.com

1 marzo 2010

Foto di copertina: fonte internet

 
 
 

Bookmark and Share


« TORNA AL MENÙ